Ce la faranno le api?

Le api sono degli insetti fondamentali per il nostro ambiente e l’equilibrio degli ecosistemi dalla cui scomparsa derivano gravissime conseguenze a livello di equilibrio ambientale e biodiversità. Tuttavia, anche la sfera economica e quella umana ne risentono significativamente. Secondo i dati STEP (Status and trends of European pollinators), solo in Europa il 9,2% delle 1965 specie di insetti impollinatori sta per estinguersi, mentre un ulteriore 5,2% potrebbe essere minacciato nel prossimo futuro. Tenendo conto che l’80% delle piante esistenti dipende dall’impollinazione delle api, si capisce quanto la portata del fenomeno può essere devastante. Le cause sono molteplici e interconnesse l’una all’altra. Possiamo ricondurle comunque a fattori come parassiti e malattie, ai prodotti chimici, al tipo di ambiente che le circonda, al ruolo diretto dell’apicoltore stesso ma anche, e non ultime, alle pratiche agricole che senza dubbio rivestono un peso importante sia nella scomparsa sia nella salvaguardia delle api.

Apis mellifera

Pensiamo a come sarebbe la nostra vita se fossimo al posto delle api.  Se fossimo malati e avessimo fame dovremmo procurarci il cibo da soli. Per farlo dovremmo andare al mercato, distante dalla nostra casa, e magari neanche tanto fornito ma malati ci mettiamo lo stesso in marcia perché ne vale la nostra sopravvivenza. Arrivati sul posto, stanchi e deboli, compriamo e consumiamo il cibo che però risulta intossicato. Disorientati e ancor più deboli non riusciamo più a ritrovare la strada di casa. E allora iniziamo a girare nei dintorni, ma il cibo scarseggia, ed è ricco di sostanze che ci fanno sempre più male, ci avvelenano il corpo, diventiamo sempre più deboli e allora ci allarmiamo e ci aggrappiamo a qualsiasi cosa perché sappiamo che con questa quotidianità non riusciremo mai a tornate a casa dalla nostra famiglia….

Una ricerca effettuata dalla Comunità Europea in collaborazione con gli Stati Uniti d’America ha rivelato come sia una famiglia in particolare di pesticidi, i neonicotinoidi, ad essere la più deleteria per la scomparsa delle api. I neonicotinoidi sono pesticidi (e insetticidi) introdotti su larga scala proprio in coincidenza con l’inizio della moria delle api. Sono usati in agricoltura per la concia delle sementi di mais e di altre colture. Agiscono sul sistema nervoso di insetti infestanti, ma purtroppo, a quanto pare, vanno ben oltre. Un effetto che sembra riguardare anche gli insetti impollinatori, fondamentali per la sicurezza alimentare nel mondo e per la biodiversità. Inoltre si è scoperto che gli effetti negativi dei neonicotinoidi si ripercuoterebbero anche su alcune specie di volatili, secondo uno studio condotto dai ricercatori olandesi della Radboud Universiteit di Nimega, e che (Università di Trento) i neonicotinoidi riducono olfatto, memoria e senso dell’orientamento delle api. Si tratterebbe dunque di una sorta di innesco deflagrante e letale di una serie di altri problemi di cui già da anni le api erano vittime. L’Unione europea ha deciso di agire in modo preventivo per salvaguardare gli insetti impollinatori. Dopo aver commissionato all’Efsa un parere sugli effetti dei neonicotinoidi, la Commissione europea ha scelto di vietarli dal primo dicembre 2013, per due anni, adottando il principio di precauzione, cioè reagendo “rapidamente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale, ovvero per la protezione dell’ambiente”. Nel febbraio del 2018 però una ulteriore valutazione scientifica dell’Efsa ha dimostrato il ruolo chiave che i neonicotinoidi ( clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) hanno sulla scomparsa delle api e che ne possono essere esposte in vari modi a seconda dell’uso del pesticida. Le valutazioni hanno indicato che in molti casi le api che foraggiano su colture trattate sul campo e nelle vicinanze sono probabilmente esposte a livelli nocivi dei pesticidi neonicotinoidi. Jose Tarazona, responsabile dell’unità Pesticidi dell’EFSA, ha così commentato: “La disponibilità di una quantità così estesa di dati e le nostre linee guida ci hanno permesso di giungere a conclusioni molto dettagliate. Ciò perché, polline e nettare della coltura trattata contengono residui di pesticidi, e le piante nelle vicinanze possono venire contaminate anche dalla polvere emanatasi dal campo. Inoltre, il terreno in cui è piantata la coltura può essere contaminato dal pesticida. In alcune situazioni il pesticida può persistere e accumularsi nel terreno. Questi residui vanno a finire nel polline e nel nettare delle piantine appena formate. I dati su tale fenomeno sono alquanto limitati, ma l’EFSA ha concluso che, in alcuni casi, le api potrebbero ancora essere esposte a livelli nocivi di pesticidi neonicotinoidi attraverso tale via. A questo punto c’è da chiedersi anche quanto i prodotti biologici possono essere considerati totalmente privi di pesticidi?

Trattamento con diserbante

Anche una ricerca di Greenpeace ha sollevato il problema, e come i neonicotinoidi continuino ad essere ritrovati in una vasta gamma di corsi d’acqua tra cui fossati, fiumi, ruscelli, laghi, zone umide temporanee, acque originate dallo scioglimento delle nevi, acque sotterranee e quelle in uscita dal trattamento dei reflui. Praticamente è come essere circondati e senza via di uscita, come un vero e proprio scacco matto che l’uomo si sta accingendo a portare a termine, contro se stesso!

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